La Sentenza Antonini: il Comune di Auronzo contro i suoi abitanti

Misurina nel 1940 - foto di scialp.it

Misurina nel 1940 – foto di scialp.it

Tutti conoscono Misurina per i suoi panorami, i suoi prati ed i suoi boschi, e può sembrare strano che il territorio più appetibile di tutto il Comune di Auronzo non sia mai caduto vittima della speculazione edilizia mentre, al contrario, si sia venduto ogni fetta possibile della bassa valle Ansiei, di minor pregio… ma c’è una spiegazione precisa a tutto ciò e questa spiegazione si chiama Sentenza Antonini.

L’indagine sugli usi civici in Auronzo

Quando Napoleone arrivò in Italia all’inizio del 1800 cancellò le regole cadorine e i diritti che la popolazione avevano sulle terre regoliere; poi però, nel 1927, il regime fascista emanò una legge che intendeva riconoscere ed uniformare tutti i tipi di proprietà collettiva presenti in Italia: la Legge sugli Usi Civici. Sebbene gli usi civici della legge non rispecchiassero la forma delle regole cadorine, era la prima ed unica occasione per ripristinare i diritti e le proprietà dei regolieri, prima che quelle terre venissero vendute ai potenti di turno.

Per usufruire però della legge bisognava certificare che effettivamente esistessero questo tipo di proprietà così, nel 1933, il Commissario agli Usi Civici di Trieste incaricò un geometra auronzano di indagare sull’esistenza di tali beni nel Comune di Auronzo. Nel corso della sua ricerca, però, il geometra incontrò molte resistenze tanto che, al momento di consegnare la propria relazione al Commissario, scriverà:

«Ho messo tutta la mia buona volontà, facendo presente che sia il catasto che l’archivio del Comune mi hanno fatto perdere tanto tempo»

Il Comune di Auronzo cercò infatti d’impedire che il geometra portasse a termine l’incarico, mentre il sindaco, dal canto suo, dopo aver controfirmato tutti gli allegati della relazione, si rifiutò di controfirmare l’allegato in cui il geometra aveva elencato i beni di proprietà promiscua di Villagrande e Villapiccola, tra cui Misurina. Il sindaco infatti non voleva lasciare che quelle terre tornassero in mano alla popolazione auronzana così, nel 1937, fece ricorso contro la relazione del geometra.

Il processo: il Comune di Auronzo perde la causa

Di fronte al Commissario degli Usi Civici di Trieste nonchè giudice, Alfredo Antonini, il Comune di Auronzo sostenne che tutte le proprietà che il geometra aveva assegnato alla popolazione auronzana erano invece di sua proprietà e che poteva venderle liberamente (!!!). Ma il giudice non si lascio incantare e dopo aver bollato come «semplicemente assurde» queste pretese, smentì e smontò, una per una, tutte le contestazioni del Comune, sentenziando che tutte le proprietà in questione erano inalienabili, di proprietà della frazioni di Villagrande e di Villapiccola, e da gestire tramite la Legge sugli Usi Civici.

Il geometra auronzano aveva vinto, Misurina era salva e gran parte del Comune di Auronzo era stato dichiarato di proprietà della popolazione: nessuno, da quel momento, avrebbe più potuto vendere quelle terre senza chiederne prima il permesso agli auronzani.

Conclusioni

La Sentenza Antonini è uno degli eventi più importanti della storia moderna di Auronzo: senza di essa, oggi probabilmente Misurina sarebbe completamente privatizzata e cementificata mentre i regolieri avrebbero ben poco da rivendicare, anzi: c’è da immaginare che senza gli elenchi di beni certificati dalla sentenza, probabilmente le attuali regole auronzane non sarebbero mai nate.

È incredibile che la quasi totalità del popolo auronzano non sia a conoscenza di questa sentenza e di ciò che è accaduto, soprattutto ora che ai regolieri verrà chiesto il loro permesso per stipulare l’accordo tra Regole e Comune.

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