Un comune parallelo

Tra tutti gli studi in grado di fotografare la situazione economica dell’Italia e delle sue eventuali prospettive di ripresa, niente più del grafico relativo all’andamento del nostro prodotto interno lordo, cioè la nostra ricchezza reale e tangibile, può rendere l’idea del baratro in cui sta scivolando la nostra nazione:

Andamento del P.I.L. nei paesi del G7 dal 2006 al 2014 – fonte: Macrobond

A differenza degli altri grandi paesi del G7, dopo la crisi del 2008 l’Italia non è stata in grado di riprendersi e con la crisi di fine 2011 le cose sono precipitate proprio perché il sistema Italia non è strutturalmente in grado di riprendersi, non tanto perché non siano possibili riforme valide, quanto perché queste riforme, quando applicate, si trovano di fronte ad un apparato istituzionale ed un sistema economico corrotti dai rami fino alle radici e di conseguenza resistenti ad ogni cambiamento. Scivolando nel suo buco nero, lo Stato sta lentamente risucchiando tutte le risorse da territori, spremendo all’osso comuni e regioni nonché togliendo sempre più soldi alle tasche dei cittadini che si vedono sparire servizi, rappresentanza democratica, diritti e chi più ne ha più ne metta, ed il peggio è… che il peggio deve ancora venire, soprattutto per la montagna, dato che i servizi da noi sono più costosi e dato che la montagna, per sopravvivere, ha bisogno di un’autonomia che il governo centrale non ha alcuna intenzione di darci, anzi: è facile immaginare che senza un cambiamento di rotta deciso, tutta la montagna italiana verrà abbandonata nel giro di qualche decennio e tra le valli rimarranno solo qualche imprenditore turistico e qualche pastore.

In questo scenario per fortuna c’è un “ma”, un enorme “ma” che potrebbe cambiare le sorti almeno della comunità auronzana e potrebbe permettere a tutti i suoi cittadini di continuare a vivere degnamente nella Val d’Ansiei: la vertenza tra Comune e Regole. Questa trattativa prevede la restituzione da parte del Comune di tutti i beni da sempre appartenuti alle Regole auronzane, comprendente una lunga serie di edifici pubblici, come le scuole elementari e gli asili, e una fetta enorme di territorio comunale con i relativi i proventi di tutte le attività in esso svolte, in particolare il parcheggio delle Tre Cime, il parcheggio di Misurina, l’affitto delle malghe ma anche le concessioni invernali per le motoslitte per Monte Piana e per il rifugio Auronzo: il totale dei proventi di tutte queste attività è di circa 2 milioni di euro, il 20% del bilancio del Comune.

Se quella cifra venisse oggi sottratta interamente al Comune senza un’adeguata compensazione economica, questi andrebbe sicuramente in bancarotta con conseguenze poco piacevoli per la popolazione: ecco perché, accanto alla restituzione degli introiti di Misurina e delle Tre Cime, le Regole devono assumersi l’incarico di gestire alcuni servizi erogati del Comune, un’operazione di esternalizzazione dei servizi molto simile a quanto sta accadendo in altri Comuni italiani e bellunesi per superare i vincoli del Patto di Stabilità: grazie a questo possibile traferimento di funzioni da un ente statale, quale è il Comune, ad un un ente privato a gestione collettiva, come sono le Regole, la popolazione auronzana ha la possibilità di mettere al sicuro dalla deriva dello Stato alcuni servizi fondamentali per la sopravvivenza della nostra collettività. Di fatto, oggi gli auronzani hanno la possibilità di comprare un pezzo del Comune per impedire che questi venga divorato dallo Stato centrale, creando un “comune” analogo a quello di via Roma ma totalmente autonomo e legato al territorio, in quanto alimentato da risorse generate localmente e di proprietà privata dei regolieri auronzani, come una sorta di moderna Machu Picchu:

Machu Picchu, la città perduta degli Inca

Molti secoli fa gli inca costruirono Machu Picchu, un villaggio sperduto in cima alle Ande, abitato in prevalenza da donne, perfettamente difendibile militarmente ed in grado di resistere agli assedi anche per decenni, in modo che, se anche il popolo inca fosse stato spazzato via da invasioni o cataclismi, sarebbero bastati pochissimi uomini per rigenerare la civiltà ed iniziare una nuova epoca; allo stesso modo, oggi con la vertenza tra Comune e Regole noi auronzani abbiamo la possibilità creare la nostra Machu Picchu, per salvarci dalla deriva mortale dello Stato nazionale ma anche per creare le fondamenta dell’Auronzo del futuro: un’Auronzo nuova, legata alle tradizioni ed al territorio ma slegata dalle sorti dello Stato nazionale, un’Auronzo autonoma.

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