Difendiamo i nostri fiumi

Torrente

Nonostante meno del 10% dei fiumi alpini non sia ancora sfruttato da impianti idroelettrici, negli ultimi anni lo Stato ha avviato una massiccia campagna di incentivi economici per la costruzione di nuovi impianti idroelettrici anche di piccolissime dimensioni e ciò ha provocato un’ondata di nuove richieste di derivazione anche su torrenti la cui portata non giustificherebbe economicamente la costruzione di alcun impianto, come successo ad esempio sul nostro Diebba, fangoso per buona parte dell’anno.

La cosa ancor più grave è che non esiste alcun ente super partes in grado di imporre, per legge, una propria stima sulla portata media del torrente oggetto di richiesta di derivazione e quindi sulla grandezza massima della centralina progettate; per far questo, la Regione si basa esclusivamente sui dati forniti dai partecipanti alla gara, i quali autocertificano la bontà delle informazioni fornite, col rischio concreto che le centraline risultino sovradimensionate rispetto alla reale portata del fiume, anche perchè più energia energia produce l’impianto e più soldi si fanno. Ogni ditta presenta dunque la propria stima, rendendo totalmente relativa, e indifferente ai fini dell’indagine, la reale portata dei fiumi da sfruttare: a questo proposito, è esemplare il caso della centralina prevista sul torrente Boite, in cui la ditta vincitrice della gara ha proposto una centralina da 13000kw basandosi su misurazioni sul fiume fatte tra il 1923 e 1965 mentre gli enti locali, basandosi su misurazioni Arpav condotte tra il 1985 e il 2010, hanno proposto una centralina da 600-1000kw, cioè 16 volte più piccola!

In tutto questa approsimazione si aggiunge il fatto che la Regione, ente che ha il ruolo di approvare la costruzione dell’impianto ma anche di tutelare l’ambiente, latita spesso e volentieri nelle indagini sul campo, come ci spiega Mariarosa Larese Filon, rappresentante auronzana di Acqua Bene Comune, sull’Amico Popolo del 6 ottobre 2014:

«Ai sopralluoghi non ho mai incontrato altri che i funzionari dello Sportello Unico Demanio Idrico, un solo funzionario a turno dell’Arpav. E per la Regione del Veneto, è presente un’unica struttura sulle quattro convocate, quella dei Parchi e Biodiversità. Non intervengono mai la Difesa del Suolo, l’Energia – a cui compete la pianificazione più ampia delle centraline in un’ottica di razionalizzazione e governo dell’impattante fenomeno – e, grande assente, l’Urbanistica regionale, Settore Paesaggio e Osservatorio. La Soprintendenza (per i beni architettonici e paesaggistici) si limita a leggere le relazioni presentate dalle ditte richiedenti le concessioni e a esprimersi su quella base. Senza assistere al sopralluogo, non si rendono conto del reale stato dei luoghi e del contesto paesaggistico nel quale viene richiesto di inserire le centraline. Alla mia richiesta di spiegazioni, è stato risposto che non ci sono soldi per arrivare nel bellunese a verificare»

Pazzesco… e il peggio è che gli enti locali, come i comuni, le unioni montane o le regole non possono bloccare le richieste perché, di fatto, la gestione del demanio idrico e le eventuali opere di derivazione connesse sono di competenza della Regione, mentre ai comuni è lasciato l’obbligo di ospitare le indagini sul campo, senza che nessuno fornisca loro alcun tipo di documentazione sui progetti in corso.

Il rio Poorse, su cui si vuole costruire una centralina

Il rio Poorse, su cui si vuole costruire una centralina

L’unica cosa che gli enti locali possono fare per difendere il territorio è creare a loro volta, e a loro spese, un progetto in concorrenza, come successo per il torrente Diebba, dove il Comune di Auronzo ha fortunatamente vinto la gara; in pratica, gli Enti Locali possono solo cercare di limitare il danno, col vantaggio, in caso di vittoria, che i benefici economici delle centraline ricadrebbero sulla collettività invece che su pochissimi privati e che si avrebbero dimensioni degli impianti sicuramente rispettose della portata reale del fiume: una magra consolazione per un ambiente inutilmente deturpato dato che, un giorno, quando spariranno gli incentivi economici, sparirà anche la convenienza di mantenimento e gestione di tali impianti mentre rimarrà, in parte irreversibile, il danno ambientale.

Oggi nel territorio di Auronzo si sono moltiplicate le richieste di derivazione d’acqua che interessano fiumi più o meno minuscoli come il Poorse e il Socosta, e una richiesta è persino giunta per sfruttare l’Ansiei all’altezza della dogana vecchia, a due passi da Misurina. In questa situazione pazzesca, le imprese vengono nelle nostre valli, sfruttano i nostri torrenti, fanno un sacco di soldi e a noi lasciano solo il disastro ambientale. Il nostri fiumi non hanno difese contro questi predatori, per questo dobbiamo essere noi cittadini a vegliare sulle speculazioni economiche che distruggono il nostro territorio, per questo siete tutti invitati a partecipare all’istruttoria per la centralina sul Rio Socosta, giovedì 16 ottobre alle ore 9:30 in Comune di Auronzo: non mancate!

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  1. Diego

    Buongiorno a tutti , mi permetto di fare alcune precisazioni per evitare di fare la solita propaganda di “disinformazione” in merito alle iniziative sul mini-idroelettrico presentate nelle “Vostre” valli.In merito a questa frase in particolare mi preme di commentare:

    “La cosa ancor più grave è che non esiste alcun ente super partes in grado di imporre, per legge, una propria stima sulla portata media del torrente oggetto di richiesta di derivazione e quindi sulla grandezza massima della centralina progettate; per far questo, la Regione si basa esclusivamente sui dati forniti dai partecipanti alla gara, i quali autocertificano la bontà delle informazioni fornite, col rischio concreto che le centraline risultino sovradimensionate rispetto alla reale portata del fiume, anche perchè più energia energia produce l’impianto e più soldi si fanno.”

    Ricordo a tutti che, l’Ente putativo che impone le stime di portata del corso d’acqua oggetto di intervento esiste e si chiama ARPAV (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale). Forse non tutti sanno che, nel caso in cui non venga fatta preventivamente una campagna di misure o non venga utilizzato un modello idrologico tarato in grado di simulare il comportamento idrologico del corso d’acqua, ammesso che questo modello vada bene ad ARPAV stesso, questo Ente impone almeno un anno di misure in continuo (cioè tutti i giorni) mediante apposita strumentazione, per valutare la reale disponibilità idrica. In ogni caso vien da sè che, qualora venisse autorizzata la costruzione di un determinato impianto, una committenza con un pò di senno, deve predisporre una campagna di misura preventiva per evitare di prendere un granchio. (e di granchi belli grossi ne sono già stati presi).

    Per quanto riguarda le iniziative promosse dalle Comunità locali, posso dire serenamente che la maggiorparte dei nuovi impianti concessi o in fase di concessione, sono promossi da AUTOCTONI (come su Poorse domanda da un Zandegiacomo per esempio) che a quanto pare poco si interessano dei “LORO” torrenti , dimostrando di avere gli stessi interessi dei committenti FORESTI. Gli impatti che hanno questi impianti SONO GLI STESSI indipendentemente da chi li promuove, anche se a quanto pare non sembra proprio che VI SIA LO STESSO METRO DI GIUDIZIO da parte dei valligiani tra iniziative “FORESTE” o “LOCALI”. Quindi ben vengano le iniziative “LOCALI” ma laviamoci bene la bocca prima di parlare di FORESTI che impoveriscono i VOSTRI fiumi (che poi VOSTRI non sono visto che i corsi d’acqua appartengono al pubblico demanio) quando spesso sono proprio i LOCALI ad agire in questo senso.

    Saluti, un avido FORESTO

  2. Orgoglio Auronzano

    Un po’ per l’oggetto della discussione e un po’ per la politica del mio blog contraria all’anonimato dei commenti, mi preme evidenziare che tu Diego, come confermato telefonicamente, sei Diego Badain, progettista della centralina sul rio Socosta per conto della società Idroquattro srl di Pordenone ed eri presente all’istruttoria del 16 ottobre 2014 nel Comune di Auronzo.

    Innanzitutto ti ringrazio per aver confermato che le stime sulle qualità dei fiumi vengono realizzate dalle ditte che intendono costruire le centraline e solo poi controstimate da un ente super partes, come l’Arpav, mentre in un paese “normale” credo dovrebbe avvenire l’esatto opposto, cioè che un ente super partes valuti la portata del fiume obbligando i richiedenti a rispettare certi limiti. Tra l’altro, l’Arpav può solo chiedere, fare osservazioni ma non può imporre un bel nulla, mentre le decisioni in merito vengono rimandate alla Regione, cioè ad un potere politico e visto quante e quali concessioni sono state approvate negli ultimi anni nella provincia di Belluno, abbiamo capito tutti da che parte sta la politica. Il provvedimento poi di far misurare per un anno di fila la portata del fiume alla ditta privata, quando Arpav è riuscito a farlo applicare, ha conseguito risultati al limite del demenziale: in alcuni casi alle ditte è stato concesso di fare le misurazioni durante il processo di approvazione del progetto e si sono concluse a centralina già costruita e praticamente avviata: ma di cosa stiamo parlando?!?
    Vedi Diego, lo sanno anche i muri che la Legge sta completamente dalla parte di chi fa le centraline, lo sanno i comitati che da anni combattono questi scempi, lo sanno i comuni che hanno cercato di opporsi, lo sa anche chi ha pagato personalmente questa folle politica di sfruttamento del territorio (qualcuno il giorno dell’istruttoria ti ha ricordato che anche il Vajont è stato fatto rispettando le leggi, te lo ricordi?): prima di parlare di propaganda di disinformazione, cerca tu di non venire qua a fare disinformazione, che i montanari saranno anche testoni ma non si fanno prendere in giro, soprattutto quando si parla di sfregiare il proprio territorio.

    Per quanto riguarda poi le tue affermazioni sulla questione locale/foresto, fiumi-nostri/fiumi-del-primo-che-arriva, credo tu abbia davvero le idee poco chiare del contesto storico, culturale e sociale delle valli in cui vengono richieste tali centraline. Vedi, la mia famiglia (i Larese) come altre famiglie auronzane, vivono in queste valli da molti secoli, quando le uniche “centraline” erano i mulini e l’elettricità doveva ancora essere scoperta. Ora, che una legge centralista e fascista di 80 anni fa stabilisca che la gestione e lo sfruttamento dei fiumi custoditi dai miei antenati vengano decisi da burocrati di una metropoli a 600 km di distanza dalla Val Ansiei, ossia Roma, a me importa il giusto: rispetterò la Legge, fin quando dura, ma ciò non toglie che noi Auronzani siamo e saremo sempre i padroni morali dei fiumi che scorrono nelle nostre valli e di quello che ne facciamo a te poco deve importare: se proprio non puoi farne a meno, fatti una centralina dietro casa tua a Pordenone, di sicuro noi non verremo a romperti le scatole.

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