La morte dei consorzi turistici

il logo del Consorzio Turistico Auronzo Misurina su una delle cabine restaurate della vecchia funivia di Monte Agudo

Il logo del Consorzio Turistico Auronzo Misurina su una delle cabine restaurate della vecchia funivia di Monte Agudo.

Il Consorzio Turistico di Auronzo rischia di sparire e non è il solo nella nostra provincia. Il 14 giugno 2013 la Regione si è infatti adoperata per riformare il turismo veneto emanando la Legge Regionale 11 nella quale viene stabilito che, ad un anno di distanza dall’approvazione della suddetta legge, sarebbero stati emanati i requisiti d’esistenza dei consorzi turistici basati sul numero degli strutture ricettive associate e di quello delle presenze turistiche, parametri delineati puntualmente il 28 luglio 2014 nella Delibera di Giunta Regionale 1361, che stabilisce in 1 milione di presenze e 114 associati la soglia minima di esistenza per un consorzio nella provincia di Belluno. In base a questi parametri tutti i 13 consorzi dell’area bellunese avrebbero dovuto essere accorpati in 4 macro-aree da circa un milione di presenze l’una, cancellando di fatto il consorzio auronzano che conta 287 mila presenze turitiche annue e circa 115 associati. Parlo al condizionale perché, nella stessa delibera regionale si specifica anche che tali disposizioni perdono di efficacia e vengono demandate alla provincia di Belluno qualora entri in vigore la specificità di Belluno prevista dall’articolo 15 dello Statuto regionale, cosa accaduta negli stessi giorni con la storica attuazione della specificità della nostra provincia: in pratica, grazie all’attuazione della specificità nel giro di pochissimi giorni il destino dei consorzi bellunesi è stato inaspettatamente stravolto, passando dall’accorpamento ormai certo previsto dalla delibera regionale al rinvio della decisione alla nascitura provincia di Belluno, con buona pace di tutti quelli che, su questo accorpamento forzato, avevano già messo ampiamente messo le mani avanti, un po’ come il Consorzio Alto Cadore della Val Boite che già il 31 maggio 2014 ha lanciato la propria campagna espansionistica verso il resto del Cadore:

«Anche Pieve di Cadore si prepara a votare l’entrata nel Consorzio “AltoCadore Dolomiti”. […]. Lo scopo è quello di interagire tra le amministrazioni già presenti nel Consorzio e di tendere la mano e aprire la porta a tutto il centro Cadore. I Consorzi “AltoCadore Dolomiti” e “Auronzo Misurina” già collaborano da alcuni anni per uno scopo comune denominato Cadore Dolomiti, promuovendo l’intera area e favorendo la visibilità di tutte le realtà territoriali presenti su questo territorio. Con l’ingresso di Pieve diventerà “Cadore Dolomiti” omettendo di fatto la parola Alto. Questa è la possibilità anche per Auronzo di unire le forze e cogliere l’opportunità di correre insieme verso promozioni, manifestazioni e progetti con un unico prodotto turistico: “Cadore Dolomiti”

Ora che il rischio di eliminazione vissuto dal nostro Consorzio Turistico nei mesi scorsi è di dominio pubblico e non solo riservato alle voci che circolavano tra gli addetti del settore, si spiegano anche molte delle enormi perplessità generate a suo tempo da questo comunicato, a partire dal fatto che la Val Boite stia cercando di fondersi ovunque nel Cadore tranne che nella località di cui vive di luce riflessa, ossia Cortina: una scelta controproducente a livello strategico e che va contro ogni logica del buon senso e della convenienza spiccia. È ovvio, infatti, che con Cortina non si avrà mai l’ultima parola, vista l’imponenza nei numeri della Regina delle Dolomiti, e che invece, con la riforma dei consorzi alle porte, si sia creata l’occasione per arrivare là dove si ha maggiori possibilità di avere potere decisionale ma dove le risorse ambientali e turistiche non sono meno allettanti, come nell’Auronzo di Misurina e le Tre Cime, ma anche nel Comelico della Val Visdende e del Giro delle Cime.

Un’altra perplessità sta poi in quel cambio nome un po’ arrogante, Cadore Dolomiti, nonostante il consorzio della Val Boite conti solo 6 dei 18 comuni del cosiddetto “Cadore Turistico”, come fosse una sorta di cappello ideologico da mettere su tutte le attività di promozione turistica della nostra terra, ma anche un’operazione mediatica ben precisa che punta a contrapporre la presunta “apertura” del Consorzio Cadore Dolomiti alla inevitabile chiusura difensiva degli altri consorzi, al fine di far passare la nobile preservazione della propria autonomia come disprezzabile campanilismo: lo scopo del comunicato è infatti quello di mettere all’angolo dell’opinione pubblica il consorzio auronzano favorendo la fusione tra i due consorzi all’insegna del “volemose bene” e “l’unione fa la forza”, motti e tematiche affrontate, e già abbondandantemente smontate, al tempo della discussione sulla cosiddetta “unione dei servizi” tra Auronzo e Centro Cadore, a cui questa riforma dei consorzi assomiglia molto.

Il logo Cadore Dolomiti, qui esposto al Rifugio Auronzo.

Il logo Cadore Dolomiti, qui esposto al Rifugio Auronzo.

Nonostante la specificità bellunese abbia impedito che la riforma regionale dei consorzi fosse calata rovinosamente sulle nostre vallate, a seguito alla Delibera 1361 siamo comunque di fronte di nuovo allo stesso pericolo di eliminazione, questa volta proveniente direttamente dalla cabina di regia della nascitura provincia: proprio in questi giorni infatti, nell’assemblea costituente dei sindaci si stanno riscrivendo le regole del turismo bellunese secondo le norme della Legge Regionale 11 e chi dovrà decidere i criteri di riconoscimento dei consorzi turistici bellunesi avrà la possibilità di ridurre a piacimento il loro numero, stravolgendo l’assetto turistico della provincia e spianando la strada ancora una volta a certe ambizioni latenti, come quelle manifestate dalla recente politica espansionistica del Consorzio Alto Cadore; paradossalmente, invece di proteggerci dalle leggi regionali, la specificità della provincia di Belluno rischia di perpetuare la distruzione dell’autonomia delle nostre vallate tramite una riforma dei consorzi turistici di cui nessuno sentiva il bisogno, come nessuno sente il bisogno di fondere totalmente il proprio di consorzio in enti generici di vasta dimensione a gestire e rappresentare vallate che per esigenze, risorse e problematiche risultano completamente differenti.

Saper leggere ed interpretare le piccole specificità di ogni vallata è un valore aggiunto dei consorzi bellunesi e tale patrimonio non deve andare perduto, nè per strumentalizzazioni della politica nè ancor meno per seguire la logica dei grandi numeri, dell’omogeneità e dei modelli standard, per questo il Consorzio Turistico Auronzo Misurina deve continuare ad esistere, per supportare il rilancio del nostro turismo, per essere liberi di stringere alleanze e accordi con ci pare senza dover chiedere niente a nessuno e perché dobbiamo essere noi auronzani ad avere l’ultima parola su come gestire le nostre risorse ambientali: l’autonomia della nostra valle è il bene più prezioso che abbiamo e non possiamo permetterci che essa ci venga rubata, pezzo dopo pezzo, ad ogni starnuto della politica.

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