Dorfmann, una stella alpina nel bellunese

Herbert Dorfmann

Herbert Dorfmann – immagine tratta da http://www.stol.it

Sebbene qualcuno sostenga, non a torto, che le elezioni europee siano sostanzialmente una illusione di democrazia e che di fatto in Europa conta più uno starnuto della Bundesbank che la volontà di tutti i parlamentari di Bruxelles messi assieme, queste elezioni nella nostra provincia verranno ricordate a lungo, sia per la vittoria di Renzi che per il boom del candidato SVP Herbert Dorfmann, che con 9600 voti ed il maggior numero di preferenza nel bellunese, rappresenta più di un semplice caso elettorale, palesando invece un preciso segnale di malessere che giace inascoltato da tempo nella vita dei montanari bellunesi.

Fin dagli albori della campagna elettorale il sentore che il vento stava cambiando ce l’ha dato lo stesso Dorfmann ed il movimento autonomista B.A.R.D., i quali si sono presi la briga di girare tutta la provincia per presentare il candidato al territorio, ed il territorio al candidato: un attenzione alle realtà bellunese ed alla sua gente che fa da contrasto fortissimo, quasi accecante, con la quasi totale assenza di tutti gli altri movimenti politici. Per una volta i montanari bellunesi si sono sentiti coccolati dalla politica come capita a chi vive in pianura e nelle grandi città ed ogni incontro pubblico si è tramutata in una spallata verso il muro della diffidenza che ovviamente circonda chi, da una regione che è praticamente un’altra nazione, viene qui a cercare voti tra le macerie vergognose di una politica pensata per le grandi distese urbane ed applicata alla montagna.

SVP - BL %

Europee 2014 – Il voto all’SVP in provincia di Belluno – tratto da lastampa.it

 

Grazie al geniale strumento di visione del voto su mappa geografica adottato da lastampa.it possiamo scrutare come si è distribuito il voto SVP in provincia notando subito la collocazione spaziale del voto in alto a sinistra, lungo il confine che separa la nostra provincia con l’alto Adige ed attirando nella propria orbita anche i paesi dell’agordino. Se non fosse per la Valbelluna, a colpo d’occhio si potrebbe scambiare per la mappa dei fondi Brancher, con i comuni di confine beneficiari delle somme stanziate da Bolzano e Trento e con i confinanti dei confinanti lì a fare la fila in attesa di avere anche loro la propria briciola di… ossigeno, ed è questo uno dei tratti più caratterizzanti dell’intero fenomeno elettorale Dorfmann: il voto dei bellunesi al candidato sud tirolese prevale là dove ci può essere un ritorno immediato del buon rapporto con la principale forza politica dell’Alto Adige, dove si possono giocare assieme i destini delle Dolomiti e dove la collaborazione oltreconfine diventa un’importante opportunità di sviluppo, nonchè ancora di salvezza, per le nostre vallate.

Continuando con le sviste ottiche, potremmo invece scambiare la mappa qui sopra per quella dei comuni che hanno intrapreso il percorso referendario per il cambio di regione, e qui il voto a Dorfmann assume quella frizzante connotazione di protesta di chi non ne può più della disparità tra il bellunese e la più autorevole e riuscita regione a statuto speciale, soprattutto quando questa differenza è demarcata da una linea immaginaria, nota ai più come “confine regionale”, che separa valli e territori perfettamente omogenei. Senza addentrarci nella solita eterna e vastissima querelle dell’esigenza di autogoverno della montagna bellunese, basta osservare dove è caduto il picco dei voti SVP in provincia per avere una fotografia della situazione: Livinnalongo, Colle Santa Lucia e Comelico Superiore. I primi due comuni sono ladini storici, referendari della prima ora, tra i pochi che hanno anche un motivo culturale per chiedere l’annessione nel Sud Tirolo, e può sembrare naturale la loro propensione per la politica SVP, tanto far raggiungere al partito di Dorfmann percentuali altissime, rispettivamente 57,8% e 55,6%; così anche i comelicesi che da anni guardano e collaborano con la Pusteria raggiungendo un considerevole 28,5%. Sarà un caso, ma questi tre comuni (soprattutto Livinnalongo e Comelico Sup.) sono quelli che hanno subito i maggiori disagi durante le nevicate di questo inverno testando sulla propria pelle la lontananza cronica, logistica, culturale, economica ed emotiva della Regione Veneto dalle nostre montagne: in quei giorni di medioevo glaciale, isolati dal mondo circostante e con la popolazione in affanno, qualcosa è scattato nella coscienza collettiva, chiamatela delusione, trauma o anche ferita che ha pesantemente segnato il rapporto verso le istituzioni regionali, impotenti di fronte al tracrollo civile di mezza provincia. Ecco da dove saltano fuori i +26,6% di voti alla SVP rispetto alle elezione europee precedenti di Colle Santa Lucia o il +25,6% di Livinnalongo, mentre il Comelico regalava il terzo risultato assoluto della provincia. Le nevicate non sono state la causa scatenante del voto a Dorfmann e forse da sole non sarebbero bastate per ottenere quei risultati, ma sono invece state la goccia che ha fatto traboccare un vaso pieno di delusione e frustrazione accumulata in anni di politiche nemiche della montagna, di cui la Lega Nord risulta essere solo l’ultimo rappresentante ma non per questo innocente agli occhi dei bellunesi.

In queste europee bellunesi infatti è la Regione Veneto la maggiore sconfitta, quella della giunta Zaia che non ha neanche un assessore bellunese, quella del tentativo discriminatorio e maldestro di obbligare solo ed esclusivamente i comuni di montagna alla fusione, quella dell’orario cadenzato ferroviario che ci ha tolto le corse dirette per la pianura e del maxi-piano casa dai maxi volumi edilizi giusto per occupare anche quei pochi prati rimasti a lambire i nostri paesi, quella dei continui tagli alla sanità sbandierati come “ottimizzazioni” e delle centraline sui fiumi che più sono grandi e devastanti e più sono utili a rispettare i parametri del Protocollo di Kyoto, tanto vicino a quei fiumi millenari ci vivono solo quei testoni dei montanari mentre i soldi ricavati, come l’acqua, scendono in pianura. E si salvi chi può. Basta confrontare la mappa del voto alla Lega Nord tra le europee del 2009 e quelle dell’altro giorno per capire come Dorfmann abbia attinto a piene mani nell’elettorato leghista per costruire la sua vittoria, sostituendosi sia come partito a vocazione autonomista che per vicinanza al territorio:

Il confronto tra il voto SVP e l'andamento del voto della Lega Nord rispetto alle Europee 2009 - grafici tratti da la lastampa.it

Il confronto tra il voto SVP e l’andamento del voto della Lega Nord rispetto alle Europee 2009 – grafici tratti da la lastampa.it

 

Nel bellunese la Lega perde come partito nazionale ma anche e soprattutto come guida regionale, tanto da spingere molti bellunesi ad affidare il proprio voto ad uno che per origine politica, una volta presi i voti bellunesi, potrebbe girarsi dall’altra parte e favorire solo il proprio territorio, piuttosto che votare e rafforzare il partito che già guida la regione Veneto: meglio rischiare tutto con Dorfmann e la SVP che continuare a credere alla favola che i partiti tradizionali abbiano a cuore le sorti della nostra terra, meglio affidarsi ad un montanaro altoatesino germanofono che ad un abitante della pianura veneta, meglio Bozen che Venexia.

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