Una galleria troppo rumorosa

Galleria Caralte

La galleria di Caralte. Foto di bolinaingegneria.com

Ieri il Cadore ha appreso dai giornali che la galleria di Caralte rimarrà chiusa x 4 mesi, deviando il già delicato traffico sulla vecchia cavalera ed aggiungendosi drammaticamente alla chiusura della tratta ferroviaria Ponte nelle Alpi – Calalzo: fin dal primo mattino l’indignazione e la rabbia della gente è esplosa sui social network con l’effetto di amplificare al massimo la portata della notizia.

A tal proposito mi ritorna in mente il black-out di Santo Stefano e relativa tempesta di neve: quando qui nel bellunese i media nazionali impazzavano per il blocco di Cortina, i sindaci minacciavano le class-action e la gente sui social network si lamentava per la situazione oggettivamente vergognosa, dalle zone colpite dalle stessa ondata di maltempo e dagli stessi blackout dell’Alto Adige non si è levata neanche una mosca: c’era sì qualche notizia qua e là ma tutto sommato il messaggio che è passato ai nostri potenziali turisti è stato che nel bellunese fosse inaffidabile andare in vacanza a sciare mentre in Alto Adige no. Oltre all’ingente danno economico misurabile dovuto alla perdita di clientela nei giorni del disagio, da noi si è aggiunto anche un danno d’immagine incalcolabile, tanto che molti turisti non torneranno più in vacanza nel bellunese.

Si dirà che i sudtirolesi hanno più risorse, che hanno superato meglio l’emergenza, che noi siamo poveri bellunesi maltrattati dalla politica e tutto ciò è innegabile… ma loro, oltre ad essersi guadagnati con le proprie forze l’autonomia, sono anche più furbi di noi e sanno che i panni sporchi è meglio lavarli a casa propria, soprattutto se la tua gente vive col turismo e con l’immagine che i turisti hanno della tua terra.

Oggi con la galleria noi cadorini rischiamo di fare lo stesso identico errore che con il blackout: lamentarci all’infinito pensando che sarà il messaggio che passa sui mezzi di comunicazione a cambiare le cose, senza accorgerci che con questo tipo di atteggiamento non faremo altro che amplificare il problema della galleria di Caralte agli orecchi dei nostri potenziali turisti, perciò propongo a tutte le categorie politiche, economiche, turistiche e sociali del Cadore di limitare al massimo l’amplificazione della notizia ed evitare eventuali toni tragici sui media, mentre alla popolazione propongo di essere più furba che sincera, più ottimista che depressa, di vedere il bicchiere mezzo pieno invece che pensare nulla potrà mai essere cambiato, e quando qualcuno da fuori vi chiederà com’è la situazione della viabilità per arrivare in Cadore, voi risponderete: “vai tranquillo, ci metti solo 5 minuti di macchina in più”, e quando tornerà da voi arrabbiato per quello che ha passato gli direte “ti è andata male, dev’essere la prima volta che succede… comunque ora sei in questi posti meravigliosi, goditi la tua vacanza!”.

Lo so, l’ho fatta molto semplice e per ottenere un risultato del genere serve anche un’ottima comunicazione e collaborazione tra tutti i livelli della società, serve anche che tutti abbassino la testa a lavorare invece di approfittare della situazione per mettersi in mostra e serve infine un’azione corale, agendo come se fossimo un gruppo o, se volete, come un popolo, esattamente come sono i sudtirolesi… e come siamo in fondo noi cadorini. Non possiamo farci affossare da ogni avversità esterna, se no presto emigreremo tutti dalle nostre montagne e dobbiamo imparare dai nostri vicini anche questo: va bene litigare tra di noi, tra paesi, tra frazioni, tra vicini di casa e di pianerottolo, manteniamo vive ed intatte tutte le nostre care e vecchie distinzioni… ma quando c’è da ottenere il bene comune dobbiamo essere una cosa sola.

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