Prigionieri delle Unioni Montane

Le ali della libertà

Ai tempi della scuola dell’obbligo ho sempre trovato estremamente noiso studiare la storia in quanto non capivo che conoscere gli eventi passati aiuta a comprendere il presente e ad intuire il futuro. Così oggi, di fronte ad una riforma degli enti locali che sembra non offrire punti di riferimento precisi, è proprio nello studio della genesi delle unioni montane che si trovano molti elementi utili a capire lo scenario a cui si trova di fronte il Comune di Auronzo.

Tutto inizia con il Decreto Legge 95 emanato dal Governo Monti nel 2012 (la cosiddetta spending review) che dà le direttive principali per il riordino degli enti locali, le quali devono essere declinate dalle regioni con leggi proprie. Nel nostro caso, la Regione Veneto nel 2012 emana la Legge regionale 18 che disciplina tutto il processo di riordino territoriale valido per per tutti i comuni della regione ad esclusione dei comuni di montagna per i quali invece viene fatta una legge apposita, la Legge regionale 40 (d’ora in poi LR40): la differenza è che se nella prima i comuni di pianura possono scegliere liberamente con chi unire i servizi e soprattutto scegliere tra tutti i tipi di forme e modalità previste per l’esercizio associato (unioni, convenzioni o altre forme associative riconosciute dalla Regione), nella LR40 i comuni di montagna vengono obbligati ad unire le proprie funzioni fondamentali solo ed esclusivamente tramite unioni dei servizi nelle nuove Unioni Montane, enti giuridici nati dalle ceneri delle vecchie Comunità Montane.

La discriminazione tra comuni di pianura e comuni di montagna attuata dalla Regione Veneto è talmente mostruosa che riesce addirittura a far scomodare il Governo in persona il quale impugna il provvedimento di fronte alla Corte Costituzionale costringendo palazzo Balbi a correggere la LR40 con la Legge Regionale 49, la quale introduce la possibilità di ricorrere alle convenzioni anche per i comuni di montagna con popolazione compresa tra i 3000 ed i 5000 abitanti (come Auronzo) pur però rimanendo all’interno delle unioni montane, dando così una parvenza di costituzionalità alla nuova LR40 che inibisce (abbastanza facilmente direi) la volontà del governo che ritira il ricorso. Sulla vicenda è illuminante il commento sul Corriere delle Alpi del consigliere bellunese Sergio Reolon, relatore dell’emendamento a Palazzo Ferro-Fini:

“Certo la modifica introdotta a seguito delle obiezioni sollevate dal Governo porterà ad una certa perdita di quella carica innovativa che era contenuta inizialmente nella legge […] Non si trattava solo di un cambiamento di nome, ma un modo concreto per stimolare i comuni a intraprendere la strada delle fusioni. Infatti la legge 40, prevedendo che l’Unione montana fosse l’unica forma attraverso la quale i comuni avrebbero potuto svolgere le funzioni obbligatorie in forma associata, mirava a incentivare i comuni a non fermarsi alla unione, ma a fare un passo verso la fusione fra loro.

Credo che queste dichiarazioni e le vicende sopra elencate si commmentino da sole e non facciano che confermare la tesi già espressa su questo blog che tutta la riforma punti essenzialmente ad una riduzione del numero dei comuni tramite fusione, con l’aggiunta questa volta di due considerazioni fondamentali per comprendere la situzione in cui naviga il nostro comune: primo, i comuni appartenenti alle unioni montane sono destinati a fondersi tra di loro, salvo eventuali fusioni volontarie promosse dagli stessi comuni; il progetto della Regione è quindi quello di creare nella provincia di Belluno un minimo di 8/9 macro-comuni corrispondenti alle attuali Comunità Montane, in piena linea con l’intento del governo Zaia di ridurre il numero dei comuni veneti e con la riorganizzazione amministrativa della provincia prevista dal ddl Delrio; secondo, le convenzioni sono solo un bastone tra le ruote nelle intenzioni fusionistiche della Regione e solo grazie all’intervento del Governo sono state reintrodotte anche per i comuni di montagna; in futuro c’è da aspettarsi che la Regione non impedirà, se non addirittura favorirà, qualsiasi tentativo del Governo di eliminare completamente questa opzione (ce ne sono già stati recentemente), riportando i comuni “disobbedienti” all’unificazione dei servizi fondamentali nelle Unioni Montane, come previsto fin dalla nascita della LR40.

Pur ammettendo di riuscire ad evitare la soluzione suicida dell’unione dei servizi tramite referendum o tramite inaspettata presa di posizione dell’Amministrazione, la situazione del Comune di Auronzo rimarrebbe comunque precaria poiché, di fatto, la strada delle convenzioni non ci estromette dall’Unione Montana né ci salva dal suo destino di diventare un comune unico: da un giorno all’altro le convenzioni potrebbero essere soppresse oppure, più semplicemente, verrà imposto per legge la fusione di tutti i comuni appartenenti alle unioni, vanificando tutti gli sforzi fatti per arrivare fino a questo punto.


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  1. Silvano Martini

    Complimenti per la chiara ricostruzione del processo legislativo che dimostra come la strada segnata sia più che altro un percorso che può sembrare obbligato ma che offre alternative purchè ci si muova con attenzione e senza perdere troppo tempo. Credo che si opportuno verificare la disponibilità dei comuni più affini al nostro per intraprendere un processo di fusione che permetta di raggiungere dimensioni comunali tali da garantire effettiva autonomia dell’ente. Vigo, Danta, Lorenzago e Auronzo potrebbero fondersi con reciproco interesse e senza creare un ente di dimensioni territoriali eccessive.

  2. armando maroldo

    Sono d’accordo con Silvano sulla strada da percorrere,penso che un saggio amministratore non abbia molto lasco in questa scelta. Un’ appunto sulla fusione dei comuni. Penso che un comune,come una chiesa sia il centro della vita sociale di un paese anche per piccole cose , minare questa centralità che tanto bene ha fatto in questi centinaia di anni alle nostre spalle credo sia un’errore madornale .E non mi si tacci di campanilismo (la mia storia dimostra il contrario se ce n’è bisogno. Una domanda,come mai i nostri vecchi hanno tenuto duro sui Comuni quando cerano meno soldi di adesso?

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