In Comelico veritas

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Uno degli aspetti che mi ha sempre più suggestionato del Cadore è che basta spostarsi di qualche chilometro per trovare dialetti e mentalità differenti, come se esistesse ancora quella distanza culturale che caratterizzava le relazioni tra paesi al tempo dei miei antenati. Addirittura, sullo stesso argomento può succedere di incontrare opinioni ed atteggiamenti talmente distanti che viene il legittimo sospetto che une delle parti non te la stia raccontando proprio “giusta”, tanto più quando si tratta di una scomoda verità come quella che le unioni dei servizi portino dritte alla fusione dei comuni.

Quando poi viene posto l’argomento della discordia agli amministratori auronzani ci sente rispondere in maniera puntuale e puntigliosa che “le unioni dei servizi non hanno niente a che vedere con le fusioni”, che tutta la riforma si traduce nella “banale unificazione di alcuni servizi fondamentali” e che “bisogna avere prove certe per sostenere certe tesi”. Chissà allora come devono aver reagito i nostri rappresentanti alle dichiarazioni di Mario Zandonella Necca, presidente della Comunità Montana del Comelico e Sappada, sul Gazzettino di Belluno del 9 dicembre 2013:

Le dieci funzioni da unire a medio termine condurranno fatalmente o per necessità ad un comune unico. […] La questione prima o poi deve porsi e va aperta una riflessione […] E’ un obbiettivo (quello del comune unico, ndr) che non tutti si pongono ma permetterebbe di unificare le risorse sulla strada già tracciata dell’unificazione dei servizi principali, cioè dei tributi e degli uffici tecnici, un passaggio questo che da solo vale già due terzi del percorso di dimezzamento dei comuni.”

I casi sono due: o lo Zandonella Necca è diventato improvvisamente un pericolo visionario assieme ad un folto gruppo di analisti, politologi e sindaci, sia nazionali che bellunesi, oppure molto più semplicemente si è limitato a trattare l’argomento delle unioni con franchezza e realismo, a fronte di una conoscenza globale del quadro legislativo sulla riforma degli enti locali. Inoltre, a questo punto viene anche da chiedersi cosa ci sia dietro le dichiarazioni praticamente opposte dei nostri amministratori, se vi sia la mera ignoranza della legge, o l’incomprensione di essa oppure perfino la volontà dolosa di raccontare una cosa per un’altra; certo è che alle volte basta passare la galleria per sentire verità che in Auronzo vengono tenute nel silenzio della cinica opportunità politica e che invece aiuterebbero non poco la popolazione a prendere coscienza della situazione in cui si trova oggi il nostro Comune.

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  1. Quinz Andreas

    Non credi che sia il caso di chiedere al Sindaco, alla Giunta, al gruppo di maggioranza cosa pensano di fare? Non credi che abbiamo il diritto di sapere? Pretendiamo una risposta… E se mandassimo tutti una email al sindaco, agli assessori, ai consiglieri?

  2. Orgoglioauronzano

    Alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, penso che il popolo auronzano abbia bisogno di fatti concreti e tangibili invece che una semplice risposta ad una lettera: o ci dimostrano che stanno facendo di tutto per avviare il referendum il prima possibile (cosa di cui dubito sentite le dichiarazioni del sindaco durante l’ultimo Consiglio Comunale) oppure dichiarino pubblicamente di rinunciare alla gestione associata dei servizi con l’Unione del Centro Cadore. Tutto il resto è noia.

  3. Silvano Martini

    Cari amici, Mario Zandonella Necca ha fatto la stessa analisi che avevo suggerito ai nostri amministratori e che è frutto della conoscenza dei meccanismi della politica e del dibattito in corso tra i legislatori già da molto tempo. A questo si aggiunga il buon senso di un amministratore di lungo corso quale è l’attuale Sindaco di Comelico superiore. È noto a tutti che il Sindaco di Auronzo si é incaponito sulla scelta di aderire alla unione montana unificando i servizi senza valutare appieno le conseguenze di quel che andava facendo. Solo poi, di fronte alla reazione degli auronzani, l’amministrazione ha in qualche modo cambiato linguaggio ma senza produrre la necessaria, a mio modo di vedere, revisione della decisione. Fossi al posto del Sindaco non impegnerei tempo e denaro per un referendum ma prenderei atto che l’unione dei servizi è fortemente osteggiata dalla popolazione e, cosa ancor più importante, non risponde agli interessi del paese. Occorre valutare invece la fusione con alcuni comuni confinanti sondando la volontà di amministrazioni e popolazione. Probabilmente una fusione tra Auronzo, Danta, Vigo e Lorenzago risponderebbe molto meglio della unione di servizi agli interessi degli abitanti di queste comunità. Occorre provare a percorrere con rapidità e coraggio strade nuove ma sempre tenendo a mente che non sono certo i carrozzoni a risolvere i problemi delle amministrazione e che non sempre quel che è più efficiente sulla carta lo è nella pratica quotidiana. La storia di BIM GSP a questo proposito qualcosa dovrebbe insegnare.

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