Le Unioni sono incostituzionali (forse)

CORTE COSTITUZIONALE

Il 3 dicembre 2013 la Corte Costituzionale dovrà giudicare la costituzionalità delle gestioni associate e la loro data di messa in funzione (ora come ora il 1° gennaio 2014), ed in base al verdetto potrebbero essere rivoluzionati sia i parametri costitutivi delle nuove Unioni che le scadenze temporali. Prima di cantar vittoria è bene sapere che, vista la complessità e la mole di ricorsi presentati dalle regioni, è probabile che la Corte non s’azzarderà a cambiare nulla della riforma per non emanare disposizioni in contraddizione con altri punti del pacchetto legislativo, mentre è opinione comune che la data per l’avvio verrà rimandata di un anno (1° gennaio 2015), come d’altronde era successo anche l’anno scorso.

Ma è spulciando nei ricorsi delle Regioni che si scoprono le cose più interessanti: ad esempio, che nel ricorso del Veneto si sostiene che la riforma non porti alcun risparmio certificato ma che lo Stato si limiti a fornire “strumenti di risparmio” la cui validità rimanga tutta da dimostrare: infatti, la relazione tecnica allegata alla riforma non fornisce alcun dato certo sul risparmio, mentre la nota del Servizio Bilancio del Senato addirittura sostiene testualmente che:

«i risparmi derivanti dalla costituzione delle unioni in parte potrebbero essere compensati dai possibili oneri derivanti dalla costituzione delle unioni, dotate di propri organi e deputate ad esercitare le funzioni fondamentali dei comuni aggregati.»

In pratica, neppure lo Stato è riuscito a fornire una prova certa del risparmio proveniente delle Unioni e addirittura arriva ad affermare che se ci sarà un risparmio questo andrà a compensare il costo di costituzione e gestione delle Unioni! …e voi che avevate chiesto dati certi alla Maggioranza… illusi! 🙂

Altro tema chiave dei ricorsi è la compatibilità tra questa forma di associazionismo obbligatorio, quali sono le Unioni, e l’autonomia dei Comuni garantita invece dalla Costituzione dato che, con questa riforma, parte o tutte le funzioni fondamentali dei comuni verranno dirette da un organismo non-elettivo: se, ad esempio, uno o più dei servizi associati non dovesse soddisfarmi, io cittadino dell’Unione non avrò il potere di cambiare col mio voto la giunta che esercita i suddetti servizi nel mio comune ma solo i miei rappresentanti nel Consiglio dell’Unione. È evidente che in questo modo venga lesa seriamente non solo l’autonomia del nostro Comune (vedi l’Articolo 1 dello statuto comunale) ma anche il potere di voto dei cittadini, i quali vedranno parte della propria municipalità gestita da amministratori che non sono nemmeno stati eletti ad Auronzo.

Staremo a veder come si pronuncierà la Corte Costituzionale di fronte ai 15 mallopponi di ricorsi presentati dalle Regioni, se avrà il coraggio di difendere i diritti dei cittadini o se rinvierà tutto di un anno «affinchè nulla cambi»; certo è che, più ci si guarda attorno, più si scopre che le Unioni piacciono solo alla nostra Amministrazione.

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